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IPOTESI
DI PIATTAFORMA PROGRAMMATICA 2004 . . .
Nel
linguaggio economico WELFARE significa benessere, prosperità, una condizione di
felicità e benessere generale causata da buona salute, buone condizioni di
vita, un lavoro sicuro, ben remunerato e di soddisfazione.
I cambiamenti avvenuti
negli ultimi anni hanno profondamente modificato il tessuto sociale e
produttivo e conseguentemente i meccanismi di relazioni sociali ed economiche
tra i diversi soggetti presenti nel territorio; la realtà sociale e produttiva
risulta perciò cambiata e molto differenziata.
Noi dobbiamo fare un
programma sapendo che un sindacato non può fare programmi perfetti, belli ed
ecumenici, ma semplici, chiari, selettivi e che nel corso di un determinato
tempo siano in grado di realizzare degli obbiettivi.
Il senso, il carattere,
l’anima di questo programma stanno in questa frase:
“Nel linguaggio economico WELFARE significa benessere, prosperità, una condizione di felicità e benessere generale causata da buona salute, buone condizioni di vita, un lavoro sicuro, ben remunerato e di soddisfazione.”
Rutilio Muti non voleva dipingere un altro Mugello. Ma il Mugello come e’, gli piaceva così, anche a noi piace così, ma lo vogliamo migliorare.
Il cambiamento più profondo è il declino delle modalità di produzione delle medie imprese industriali e manifatturiere. Sono scomparse le imprese a forte concentrazione operaia come il calzaturificio San Lorenzo, la IPI (che all’inizio degli anni ’80 aveva 500 operai), la Super Rifle. Il processo di de-industrializzazione della realtà produttiva ha avuto come conseguenza la polverizzazione dell’impresa sul territorio e la dispersione di tanti lavoratori e lavoratrici.
La terziarizzazione ha
portato con sé, come conseguenza, una grande flessibilizzazione del mercato del
lavoro. L’accesso al mercato per la nuova occupazione si caratterizza con
grande nettezza verso quelle forme di contratto più flessibili: contratti a
termine, lavoro interinale, contratti di collaborazione coordinata e
continuativa, part-time, stages, ecc. che rappresentano oltre il 70% delle
nuove assunzioni. Questi lavoratori hanno redditi molto bassi non guadagnano
più di 7.500 euro l’anno. Un mercato del lavoro che segnala condizioni di
grandi eterogeneità dove convivono da un lato maggiore flessibilità e
condizioni di crescente precarietà, accompagnate a basse retribuzioni e diritti
non rispettati, dall’altro richiesta di forza lavoro qualificata, con elevata
scolarità.
La media impresa
rappresentava il fulcro attorno al quale si misuravano non solo i processi
produttivi, ma anche il livello dei servizi e delle infrastrutture. Ad essa era
no collegate, l’organizzazione territoriale, le relazioni tra sindacato,
imprese e amministrazioni pubbliche, i conflitti e le mediazioni necessarie a
dare risposte. La scomparsa della media impresa ha cambiato prospettiva a
queste relazioni, trasformando il territorio come luogo deputato alla gestione
dei processi economici e sociali.
Un territorio vasto,
diffuso, disperso, differenziato, con legami deboli.
Allora bisogna ridare
slancio al sistema Mugello, un forte impulso a fare sistema spetta in primo
luogo alle istituzioni, che devono riappropriarsi del proprio ruolo di
responsabilità e pensare insieme alle altre componenti della realtà
territoriale.
I Comuni sono operatori
economici di primo piano. Non devono imporre, ma ascoltare e proporsi con chi
ha idee ed impegnarsi per contribuire a realizzarle. Non bastano protocolli o
patti, occorre un rapporto sistematico e strutturale di concertazione e
contrattazione che accompagni e verifichi l’applicazione di tutto quello che
viene concordato.
No a belli accordi che
rimangono appesi o sulla carta e che nessuno poi ne controlla la realizzazione.
PER UNO SVILUPPO DI QUALITA’
La situazione nazionale
e’ caratterizzata da una lunga fase di non crescita e di mancata competitività;
le organizzazioni sindacali a livello nazionale hanno avanzato precise proposte
per rilanciare lo sviluppo e recuperare in competitività.
Il Governo, in sintesi,
ha scelto la via bassa allo sviluppo, considerando un costo il sistema dei
diritti e delle tutele dei lavoratori, dei diritti di cittadinanza con tagli al
sistema del welfare (vedi i tagli dei trasferimenti erariali previsti dalle
finanziarie che colpiscono soprattutto i Municipi con meno di cinquemila
abitanti, al sistema delle autonomie, alla scuola e alla formazione.
Il Governo non ha
prodotto politiche di investimenti per l’innovazione e la ricerca, il sapere,
le infrastrutture; tutto ciò mentre il paese “arranca” e il potere d’acquisto
e’ fortemente diminuito. Nonostante ciò il sistema mugellano ha saputo
realizzare quel forte intreccio tra sviluppo economico e coesione sociale che
ha fatto della nostra realtà territoriale, un punto di forza nelle sfide della
competitività. Ora questa fase sembra essersi esaurita, i dati macro economici
segnano dei punti d’arresto, pur mantenendo situazioni di eccellenza ( vedi
agricoltura biologica, pietra serena, alcune produzioni artigianali,
artistiche: coltelleria, ceramica, industria meccanica soprattutto di
precisione, ecc.) in un contesto nazionale caratterizzato da un’economia in
recessione.
Registriamo una
difficoltà che segna le nostre imprese, un calo della produzione industriale e
un calo vistoso nel settore turistico (aumenta l’offerta diminuisce la
domanda). Servono stimoli e sfide nuove, che possono venire dalla costruzione
di sistemi relazionali, capaci di costruire nuove sfide competitive.
Occorrono politiche su
obbiettivi certi e condivisi, quali la necessità di infrastrutture di accesso
al credito, di qualità del lavoro, sulla formazione, sulle reti di
comunicazione tecnologica, occorre meno precarietà e una tenace e vera lotta al
lavoro nero. (Indagine INPS: una
notevole quota di lavoro nero e’ rappresentata da lavoratori extracomunitari e
sembra ampliarsi il lavoro nero di pensionati, dei doppiolavoristi e degli
studenti utilizzati prevalentemente nel commercio).
L’ indicatore più
macroscopico di lavoro nero e’ costituito dalla dimensione aziendale:
diminuisce con il crescere del numero globale degli addetti.
Le istituzioni devono
assumere come priorità il tema dei controlli.
Bisogna aprire fin
dall’avvio della prossima legislatura un tavolo di concertazione tra EE.LL.,
Associazioni di Categoria e OO.SS. per dare vita a un “nuovo accordo per la
governance sullo sviluppo locale”, che sappia essere un punto di congiunzione
tra politiche industriali e politiche territoriali affinché questa congiunzione
possa determinare un forte sviluppo di qualità sociale.
Si tratta di portare a
sistema i temi dell’innovazione, di una elevata qualità dello sviluppo urbano e
sociale del territorio, come sostegno,
ma anche come motore e fattore esso stesso della crescita di qualità.
La contrattazione
collettiva costituisce un fattore essenziale di qualità, in grado di promuovere
stabilità, miglioramento delle condizioni di lavoro, valorizzazione del saper
fare.
LE NOSTRE PRIORITA’
Il sistema dei servizi
sociali ha bisogno di essere riletto e continuamente aggiornato alla luce dei
cambiamenti che intervengono nella realtà sociale, demografica ed economica del
territorio.
Pensiamo che le risorse
e gli investimenti in direzione del sociale siano, non solo non comprimibili
ma, adeguatamente integrati.
Siamo convinti che
investendo e rilanciando i servizi sociali, sia possibile costruire le
condizioni per assicurare a tutti i cittadini quei diritti di cittadinanza che
consentono a ciascuno di vivere dignitosamente la propria vita.
Mantenere e migliorare
il livello dei servizi per gli anziani e per l’infanzia, per aiutare il ruolo
della famiglia e per non far uscire le
donne dal mercato del lavoro (il tasso di occupazione femminile e del 49% mentre
quello della provincia di Firenze e’ del 52%).
Il conto di tutto ciò
deve essere equamente suddiviso sull’intera società, non solo sulla donna o sul
pubblico. Le proposte devono fare i conti con le scarse risorse di cui
dispongono i Comuni (diminuzione dei trasferimenti statali).
Reperire nuove fonti di
finanziamento per costituire ad esempio un fondo di sostegno per le politiche
di coesione e di sviluppo alimentato da risorse che possono essere definite
dalla contrattazione sindacale nell’azienda.
A queste risorse, si
possono aggiungere altre quote in percentuale del costo d’ingresso fiere,
manifestazioni di spettacolo e sportive, sagre. E’ un modo concreto per
affermare che la comunità, l’intero sistema territoriale finanzia il proprio
grado di coesione sociale e quindi il proprio sviluppo.
UN GRANDE PROGETTO SOCIALE
Anche l’assetto sociale della zona ha subito, nell’ultimo ventennio, sostanziali modifiche derivanti principalmente da tre grandi fenomeni: l’allungamento della vita media, il calo della natalità, la presenza degli stranieri.
Gli ultimi anni hanno visto la popolazione in continua crescita, dal 1999 al 2002 è aumentata del 3,38% passando da 57.000 a 59.000 unità. Questi fenomeni demografici e migratori hanno prodotto nuove emarginazioni, si sono formate aree di disagio e di povertà molto più ampie che coinvolgono soggetti diversi rispetto al passato.
Prima di tutto occorre
una analisi dei bisogni presenti e futuri, occorre definire un sistema di
welfare locale, capace di dare risposte differenziate a una comunità complessa
ed eterogenea.
In questo quadro vanno
affrontate le problematiche dell’infanzia, dei giovani, del disagio,
dell’immigrazione, definendo politiche e interventi che abbiano come obiettivo
l’inclusione e la coesione sociale in un’ottica di promozione sociale e di
affermazione dei diritti di cittadinanza.
Il fenomeno del
progressivo invecchiamento della popolazione crea, ovviamente, una domanda di
servizi che cresce in modo esponenziale e si configura come una domanda sempre
più differenziata e articolata.
Una efficace politica
degli anziani deve agire valutando l’anziano in base ai suoi bisogni, ma anche
alle sue risorse. Bisogna favorire centri di aggregazione e socializzazione
degli anziani, incentivare il loro coinvolgimento nella vita attiva. E’
importante facilitare l’accesso ai servizi, aumentandone l’offerta e la
vicinanza all’utente (fino a domicilio).
Il problema più
rilevante è quello della non autosufficienza totale o parziale. L’intervento
deve essere duplice: prioritariamente offrire una vasta e differenziata gamma
di servizi a sostegno dell’anziano e della famiglia, in modo che la persona
possa rimanere il più possibile nel proprio contesto domiciliare e affettivo,
ma occorre anche aumentare i luoghi per la lungodegenza.
Non sono solo gli
anziani ad essere fragili, il Mugello ha visto aumentare il numero di persone
in difficoltà e crescere il disagio minorile, la malattia psichica, la
tossicodipendenza, la disabilità.
Il passaggio
dall’esclusione all’inclusione passa attraverso la definizione di un sistema di
protezione attiva, un sistema integrato di interventi e servizi (formativi,
sanitari, sociali, di avvio al lavoro, abitativi) che il Comune deve garantire.
Questo è un ambito in
cui il terzo settore, insieme al volontariato, sta svolgendo un ruolo
importante, rappresenta una risorsa da valorizzare e sviluppare, ma all’interno
di un quadro di riferimento che deve vedere il Comune come punto centrale,
soggetto di proposta, programmazione e coordinamento.
Il futuro si costruisce
con i giovani e il Mugello deve investire molto di più su di loro; è necessario
costruire le condizioni affinché i giovani possano trovare realizzazione nel
lavoro, ma anche nella vita della comunità.
La comunità deve offrire
concrete opportunità di formazione a costi accessibili, occasioni culturali,
luoghi di aggregazione, favorire lo sviluppo delle idee e dei progetti
giovanili, incentivare e sostenere la nascita di nuove attività.
IL LAVORO
QUALITA’
La sfida cui è chiamata
a rispondere la nostra zona è la competizione sugli alti livelli di qualità
delle produzioni e dei servizi, il commercio, le prestazioni di cura, le
attività culturali e dello spettacolo, ecc.
Per invertire la
tendenza all’impoverimento della capacità innovativa del sistema economico sono
necessarie soprattutto le seguenti iniziative:
v
un adeguato livello
infrastrutturale che sia di supporto alle politiche economiche, territoriali,
industriali e di ammodernamento dell’apparato produttivo (cablaggio, trasporti,
sistema fieristico, ecc);
v
un governo del mercato
del lavoro attraverso politiche attive imperniate sulla formazione.
PIANVALLICO
Nuova area industriale
Proponiamo che
quest’area sia attrezzata con servizi informatici adeguati, gestione in rete,
centro didattico sulla sicurezza e qualità dei prodotti, mensa aziendale e
centro espositivo.
COMMERCIO
Valorizzare le
potenzialità commerciali dei centri storici. Contrastare la tendenza della
scomparsa dei “piccoli negozi” al dettaglio sia in paese che nelle frazioni.
OUTLET
Nell’area intorno a
Barberino è in corso la realizzazione di una struttura che ospiterà circa 120
negozi e boutiques del settore moda. Sono previsti 500 nuovi posti di lavoro.
Importante è il ruolo
della formazione per preparare figure professionali per i negozi e per i
servizi. Per noi queste nuove figure devono essere stabili e regolari. Grande
attenzione all’impatto ambientale (possibili ingorghi) si parla di 9.000.000 di
potenziali utenti con flusso veicolare di circa 40.000 auto al mese.
PRECARIETA’
Nella nostra concreta
esperienza sindacale verifichiamo che l’eccesso di precarietà contrasta ed
impedisce uno sviluppo di qualità, inoltre si fanno strada forme di lavoro –
promosse dalle recenti disposizioni di legge – che collocano lavoratori sulla
frontiera della povertà.
Obiettivi: Contrattazione
ü
trasformare
l’occupazione precaria in occupazione stabile attraverso la contrattazione
integrativa;
ü
Incrementare la
qualificazione professionale attraverso la formazione;
ü
Applicare
rigorosamente i Contratti e le norme sulla salute e sicurezza sui luoghi di
lavoro;
La contrattazione da sola non basta.
Chiediamo agli enti pubblici che si impegnino ad assumere gli orientamenti sopra richiamati come criteri vincolanti, per l’assegnazione di appalti di attività e di servizio.
APPALTI
La pratica delle gare di appalto al “massimo ribasso” da parte di imprese private e pubbliche, e quelle ancora più deleterie del sub-appalto, esasperano tendenze negative e vedono quote di lavoro, sempre maggiori, spostate nell’area del lavoro povero, del lavoro nero ed irregolare.
Occorre un’azione rigorosa e coerente delle stesse istituzioni nel momento in cui assumono la veste di “appaltante”. Proponiamo che le Amministrazioni pubbliche del nostro territorio si impegnino a riservare i bandi di gara alle sole imprese, private e cooperative, che rispettano diritti e tutele dei lavoratori.
Che vi sia un impegno, inoltre, a ricondurre l’utilizzo dei Co.co.co e delle consulenze esclusivamente ad una funzione complementare e non sostitutiva delle proprie attività e del personale.
IL SISTEMA COOPERATIVO
Tale sistema, sviluppato in questi anni in diversi settori e con diverse tipologie di attività, ha evidenziato luci ed ombre. In alcune situazioni, per esempio nelle cooperative che fanno capo alla Lega delle Cooperative esiste un buon livello di relazioni sindacali, un rispetto delle normative e delle tutele individuali dei lavoratori e buona occupazione.
In altre c’è un estrema flessibilità di tipologie di rapporti di lavoro (contratti a termine, part-time di collaborazione). Il carattere positivo della flessibilità è dato da una capacità del servizio di essere elastico e adattabile ai diversi bisogni dell’utente, ma non concerne la tipologia contrattuale e tantomeno la precarietà delle figure professionali.
Alcuni punti di criticità sono:
ü Frammentazione;
ü Riduzione tempi assistenza;
ü Scarsa integrazione;
ü Disparità di trattamento.
Obiettivo:
al fine di ottenere una migliore qualità dei servizi bisogna lavorare in rete sia in orizzontale che in verticale. Insomma, bisogna contrastare gli effetti negativi determinati da un processo che tende a trasformare le attività di assistenza alle persone, in “prestazione”.
Dobbiamo giungere a stipulare un protocollo d’intesa che impegni le amministrazioni a non procedere, nelle gare di appalto, al massimo ribasso; e che contenga anche elementi di supervisione, l’integrazione, clausole di salvaguardia occupazionale nei cambi gestione e valorizzazione delle imprese operanti nel territorio.
AMBIENTE E MOBILITA’
L’ecosistema urbano e la
compatibilità ambientale devono rappresentare una linea di indirizzo
prioritaria per tutti gli interventi da mettere in campo nei prossimi anni con
obiettivi di salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente e
della vita e di valorizzazione delle risorse.
La prima più importante
infrastruttura che regge l’economia, la sicurezza, la vivibilità del paese e
del suo territorio è la sua conservazione e manutenzione. Questa scelta di
fondo contrasta con quello che e’ successo in questi anni (vedi alta velocità).
Sono stati fatti danni irreversibili al territorio e all’ambiente, scomparse
per sempre diverse sorgenti e fiumi, distrutte le falde acquifere.
Sulla bretellina il
piano del ’92 “non s’ha da fare”. La RSU dell’Acqua Panna e il Sindacato si
sono espressi in questo modo. Vanno trovate altre soluzioni distanti dai siti
individuati nel progetto.
Occorre assumere la
consapevolezza che e’ possibile mantenere un livello di sviluppo elevato e di
qualità , solo se si e’ capaci di dare risposte integrate ai bisogni di lavoro,
di abitazioni e di mobilità nel
rispetto di compatibilità ambientali
ormai ineludibili.
L’ambiente: occorre una
forte presa in carico del “problema inquinamento ambientale” nel suo complesso
(l’acqua e l’aria sono un bene primario senza i quali la vita finisce) ed
acquisire la consapevolezza che:
-
il territorio e’ una risorsa limitata e quindi da
preservare;
-
la mobilità va regolamentata e messa a sistema per
essere scorrevole ed efficiente nei limiti strutturali del nostro territorio;
-
le politiche territoriali, con particolare
attenzione a quelle urbanistiche, della mobilità e degli orari, vanno messe in
rete e regolamentate su base di area.
Mobilità: La viabilità,
il sistema della mobilità da e per il nostro territorio e nel territorio
rappresentano un punto di criticità molto forte. (pendolarismo di circa 5mila
persone al giorno con mezzi pubblici e 10mila spostamenti con auto private).
Ragionare il termini di
sistema – di strategia di area e capacità di governo quotidiano.
Accanto ad un benessere relativamente più diffuso
che in altre aree del Paese, non possiamo sottovalutare il consolidarsi di aree
di esclusione sociale e di nuove povertà che fanno crescere le disuguaglianze,
anche nella nostra zona.
Crescono la precarietà e
l’incertezza, questa condizione è vissuta con ansia da una parte sempre più consistente di persone e famiglie che
stanno vivendo una condizione di progressivo impoverimento, grazie alle scelte
governative.
Le dinamiche sociali di
questi ultimi mesi, le polemiche sul “caro prezzi”, sulla crisi dei consumi,
sull’inflazione reale e/o percepita, hanno reso più evidente l’emergere di
situazioni a rischio di impoverimento.
Vi sono dati preoccupanti di riduzione del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, aumentano le forme di prelievo indiretto, sulle prestazioni e sui consumi, assieme ad una politica delle tariffe e dei prezzi amministrati, ormai sfuggita al controllo di una politica dei redditi, di fatto cancellata dall’attuale Governo.
Occorrono azioni di contrasto all’esclusione sociale e al rischio povertà. Bisogna intervenire non solo sulla povertà visibile e manifesta (pur restando un intervento prioritario) di chi esprime la propria condizione, ma anche su quella invisibile e silenziosa di chi, un po’ vergognandosi, la nasconde e si limita ad esprimere un disagio e un senso di insicurezza che bisogna saper leggere ed interpretare.
Bisogna, quindi, mettere a punto azioni mirate a contrastare tale fenomeno, anche mediante l’attivazione di:
-
politiche di contenimento delle tariffe (prevedere
l’introduzione di una ”tariffa sociale”),
delle rette e dei tributi
locali, rendendo omogenee le condizioni sul territorio. Contestualmente,
operare per il contenimento delle disuguaglianze, anche attraverso l’adozione
di Regolamenti ISEE uniformi ed appropriati all’obiettivo da perseguire;
- azioni di calmieramento dei prezzi di prima necessità, quali ad esempio un “Obiettivo buon mercato” consistente in un pacchetto di prodotti alimentari e primari di base a prezzo bloccato, a sostegno dei consumatori più deboli.
Individuare strumenti
efficaci di informazione è il primo compito di una amministrazione comunale,
che deve essere in grado di informare e indirizzare gli immigrati perché
sappiano muoversi nella comunità, nella burocrazia, nel mondo del lavoro, nei
servizi.
Il mercato del lavoro
vede l’inserimento degli extracomunitari principalmente nelle fasce basse, sia
nell’industria che nel terziario e nei servizi. Purtroppo è ancora molto
diffuso il fenomeno del lavoro nero, presente in tutti i settori di attività,
ma particolarmente nel lavoro domestico
e di assistenza alle famiglie e deve essere combattuto.
L’incremento demografico
e lo sviluppo di buona parte della nostra area sono sostenuti da persone
migranti. Si tratta di un patrimonio umano di grande valore, che deve essere
opportunamente sostenuto ed inserito nelle comunità locali, promovendo un incontro
positivo e plurale tra culture diverse.
Accogliamo con
soddisfazione il progetto del villaggio Villa Brocchi: la realizzazione di
almeno un centro interculturale come luogo di mediazione e di confronto fra
culture, finalizzato a favorire l’incontro e lo scambio tra soggetti di diversa
provenienza nonché l’elaborazione e l’ attuazione di iniziative per promuovere
l’integrazione sociale: alloggi temporanei, sportelli di prima accoglienza,
alfabetizzazione degli adulti.
Le trasformazioni volute dal Governo Berlusconi – Moratti attraverso le disposizioni della Finanziaria, della Legge Delega e la cosiddetta Devolution prefigurano un duro attacco alla scuola pubblica, immiserendone l’intero percorso formativo.
Per rendere operativo questo progetto generale il Governo ha usato lo strumento del Decreto Legislativo, proprio come avvenne nel periodo fascista con la Riforma Gentile, attuata poi da Mussolini attraverso una serie di “decreti con forza di legge”.
In questo modo poté avere “una scuola sia nella forma, ma soprattutto nello spirito, fascista”. La Riforma Moratti sarà attuata senza che nel Parlamento, e quindi nel Paese, ci sia stato un dibattito, un confronto.
La scuola non sarà più il luogo collettivo dove si cerca di dare a tutti le stesse opportunità e si persegue l’uguaglianza dei diritti, dove si impara e si cresce insieme con gli altri, ma sarà “servizio a domanda individuale”, che aggrava le disuguaglianze, favorendo le famiglie più ricche e più istruite.
Questo significa tornare agli anni che hanno preceduto la riforma della scuola media (1963). Allora fu possibile cambiare, anche con l’entusiasmo di chi ha dato tutto: i genitori, gli amministratori, gli intellettuali, Don Milani.
Così avvenne a Vicchio in quel periodo, come ricorda Marcello Inghilisi sulla rivista Testimonianze del dicembre 1967 :
“ Insieme a Don Lorenzo conducemmo una lotta per avere a Vicchio, alla scuola media statale, un doposcuola comunale, gratuito, riservato ai figli dei poveri. Il Sindaco era con noi. La realizzazione del doposcuola ci trovò tutti nel pieno dell’entusiasmo : Don Lorenzo ci guidava; convinse i genitori a togliere i propri ragazzi dai campi, convinse i professori. (…) E così anche i figli dei contadini, quelli che per lo studio “non erano portati”, hanno potuto studiare”.
Ora c’è bisogno dello stesso entusiasmo, della partecipazione di tutti per contrastare la nuova politica scolastica e per garantire davvero una scuola che sia “per tutti e per ognuno”.
Le scuole mugellane non alzano bandiera bianca: il tempo
pieno non sarà cancellato. I collegi docenti in forza dell’autonomia potranno
deliberare di riportare il tempo scuola a quaranta ore. No al bambino
flessibile.
Considerazioni sulle
attività formative del Mugello
Lungi dall’offrire un
quadro esaustivo dei finanziamenti attivati sul territorio nell’ambito della
formazione si riportano le attività formative, di cui siamo a conoscenza, dal
2001 ad oggi divise per settori, sede di svolgimento, finanziamento, ente
capofila.
Settore sociale:
-
O.S.A.: Borgo San Lorenzo, misura D1, Consorzio
Co.M.Uni.Co.
-
O.S.A.: Firenzuola, misura E1, Consorzio
Co.M.Uni.Co.
-
Quadri terzo settore: Borgo San Lorenzo, misura
D1, Consorzio Co.M.Uni.Co.
-
Animatore di Comunità: Borgo San Lorenzo, misura
C3, Consorzio Co.M.Uni.Co.
-
Facilitatori e orientatori di inserimenti
lavorativi: Borgo San Lorenzo, misura D1, Proforma.
-
Progettazione educativa. Borgo San Lorenzo,
Voucher individuali, Consorzio Co.M.Uni.Co.
-
Salute mentale e riabilitazione psichiatrica.
Firenzuola e Marrani, Voucher individuali, Consorzio Co.M.Uni.Co.
-
Corso di informatica e telematica: Borgo San
Lorenzo, voucher individuali per operatori delle coop. Sociali, Consorzio
Co.M.Uni.Co.
Settore
turistico ambientale:
-
Progetto Angelico (Operatrici turistiche esperte
nella creazione di itinerari di zona): Borgo San Lorenzo, misura E1, Proforma
-
Corso di tecnici di itineroteca: Firenzuola,
LEADER, Confesercenti
-
Donne e turismo verde: Borgo San Lorenzo,
Associazione “La Base di San Lorenzo”
-
Corso di comunicazione aziendale e nuove
tecnologie per l’agriturismo: Borgo San Lorenzo, misura D1, Cescot.
Settore
commercio:
-
Passaggio generazionale: Borgo San Lorenzo,
LEADER, Confesercenti
-
Corso per operatore di centro naturale
commerciale: Borgo San Lorenzo, misura D1, Cescot
-
Corsi rivolti a operatori del commercio:
vetrinista, informatica, internet,
e-commerce, Borgo San Lorenzo, Confesercenti, autofinanziati.
Settore
artigianato:
-
Pietra serena
-
“Artigianato e Design”, finanziato con i fondi della
CCIAA
Settore
agricolo e zootecnico:
-
Corso di informatica di base: Borgo San Lorenzo,
Voucher individuali rivolto agli allevatori, Liceo Giotto Ulivi
-
IFTS: operatore ecologico.
Settore
culturale:
-
Progetto Miss Managment bibliotecario
documentarista: Borgo San Lorenzo, misura E1, Comunità Montana
-
Operatore mussale: Borgo San Lorenzo, misura A3,
Comunità Montana.
Settore
industriale:
-----------------------------------------------------------------------------
Settore
educazione degli adulti:
-
Progetto Vita Attiva: territorio del Mugello,
misura C4, Comune di San Piero a Sieve.
Settore
obbligo formativo:
-
Progetto Lucignolo: Borgo San Lorenzo, misura C2,
Proforma
-
Progetto Contatto: Borgo San Lorenzo, misura C2,
ENAIP
-
Corso apprendistato: Borgo San Lorenzo,
Confesercenti, CNA e Giotto Ulivi.
A questi se ne
aggiungono altri: macellatore in genere, animatore di comunità, due corsi OSA,
creazione d’ impresa per documentarista e archivista, e meccanica di
precisione, ecc.
Il dato che emerge da
questa attività di formazione e’ che l’adesione risulta particolarmente scarsa
per i corsi di figure professionali ad alta specializzazione e di tipo manuale
(vedi corso per macellatore o per meccanico di precisione).
Profili di cui il
mercato del lavoro di zona risulta carente. Un altro punto debole del sistema
consiste nella mancata disponibilità delle aziende ad usufruire dei
finanziamenti finalizzati alla formazione dei propri dipendenti (risulta
utilizzate il 30 % delle risorse disponibili).
Questi dati evidenziano:
-
un’accentuata concentrazione di risorse attivate
in alcuni settori, in particolare emerge il settore sociale, a fronte di
un’assenza in altri settori, esempio quello industriale.
-
Una buona disponibilità alla concertazione degli
attori locali
-
Un buon lavoro, sia in termini di disponibilità
che di interfaccia con la Provincia e gli attori locali.
-
Una diversificazione delle attività formative che
evidenziano la presenza di competenze progettuali e gestionali significative
per il territorio.
-
Una carenza, eccettuato il settore sociale, delle
aziende (misura D1) nell’utilizzo dei FSE, a fronte invece di una buona
possibilità di finanziamento.
Se ci collochiamo
all’interno dello scenario che vede il 2006 come la data che segnerà una
drastica riduzione dei finanziamenti sulla formazione, la domanda sorge
spontanea: quali strade/strategie intraprendere per ottimizzare le risorse
sulla formazione in modo tale da attivare circuiti virtuosi all’interno di una
logica di sviluppo del territorio?
La programmazione della
politica locale della formazione dovrebbe partire dallo sviluppo culturale e di
competenze trasversali di ciascuna persona, per rispondere su di un piano di
sviluppo locale (economico e sostenibile) a una doppia esigenza:
1) sviluppare
forme di formazione continua individualizzata sia per predisporre percosi
formativi aderenti alle aspettative e progettazioni del proprio futuro di
ciascuna persona, sia creare le premesse operative per rendere più flessibili
percorsi di mobilità dei lavoratori all’ interno del mercato del lavoro.
2) Finalizzare
gli interventi formativi all’interno di un quadro di reali opportunità
occupazionali e/o di sviluppo in segmenti produttivi sinergici con la realtà
produttiva locale.
In sostanza la
formazione deve garantire, sul piano lavorativo, da un lato l’occupabilità e
dall’altro la flessibilità e la mobilità dei lavoratori.
Gli strumenti che
possono essere messi in campo, come leve di questo processo sono:
-
la concertazione tra gli attori locali,
individuando e migliorando quegli organismi dove possono emergere i bisogni
formativi.
-
La formazione non formale intesa come sistema
(circoli di studio: luoghi dove sia possibile invogliare le persone a
riattivare il loro interessa per l’apprendimento.
-
La scuola: luogo dove implementare una nuova
cultura del lavoro. L’attuale impostazione della riforma scolastica fa nella
direzione opposta, e’ possibile però far leva sulla autonomia degli istituti
scolastici per impostare un rapporto scuola-mondo del lavoro.
Il Mugello deve
ritrovare la sua capacità di progettare mettendo in campo da un lato una
politica di innovazione e modernizzazione, dall’altro opportunità di crescita
per gli strati più deboli della società che più di altri pagano le conseguenze
di uno sviluppo squilibrato, per promuovere un modello sociale in grado di
coniugare sviluppo e garanzia dei diritti individuali e collettivi.
Per realizzare questo
progetto serve un processo di partecipazione democratica; bisogna, quindi,
aumentare e ampliare i momenti di confronto fra i diversi soggetti economici e
sociali che devono vedere l’amministrazione locale svolgere un ruolo di
promozione e coordinamento.
L’obiettivo è quello
della ridefinizione di un nuovo quadro di relazioni e contrattuale che si fondi
sulla programmazione negoziata e sulla concertazione territoriale.
Tale lavoro deve
avvenire su tre assi fondamentali:
v qualità
dello sviluppo;
v formazione
come moderna opportunità per tutti i soggetti;
v diritti.
Queste riflessioni
vogliono essere un contributo per una discussione che arrivi a costruire una
possibile piattaforma rivendicativa.
Tutto ciò richiede una
funzione contrattuale confederale definita ed esigibile, che non metta in
discussione l’attuale strumentazione del contratto nazionale e aziendale. Una
funzione rivendicativa territoriale che deve intervenire sui problemi economici
e sociali che riguardano il territorio, avendo come obiettivo lo sviluppo, le
tutele e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e dei cittadini.
Borgo San Lorenzo, 17
Maggio 2004
CGIL CISL UIL
Mugello
Alto Mugello