Quest’anno la festa dei lavoratori si tiene a Barberino di Mugello. Dopo 60 anni dalla prima e più importante manifestazione, “1° Maggio 1945”.
(Dal
Libro di Rolando Mensi “Lotte nel Mugello”):
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Barberino era ancora “controllata” dalle Forze Alleate, ed il momento era
delicato per le leggi e le ordinanze che vigevano e che vietavano, ogni
manifestazione; ma questo primo momento di gioia comune in risposta a
decenni di oppressione riuscì con la sua forza non arginabile ad attuarsi. Così
lo ricorda Alfredo […] Tanti ! s’era di molti, tanti, e chi li contava? Tutti!
Tanti! Venian da Casaglia, da Migneto, da Galliano, dalle Maschere, da Latera,
da Montecarelli, da San Giovanni, da Montecuccoli. Ma ‘un importò mica che si
fusse fatto de’ manifesti per invitare le genti a venire alla manifestazione
del I Maggio: nulla s’aspettavano tutti a gloria questo giorno !!
Oggi
questa gioia comune non esiste più, purtroppo. Le gioie e i dolori si
vivono spesso in solitudine. E da soli, si perde sempre, in particolare nelle
problematiche sociali.
Va
recuperato lo spirito, la voglia di cambiare, di lottare di quegli anni per un
“Mugello migliore”. Dobbiamo dire come stanno effettivamente le cose, non
stanno bene, la crisi economica e produttiva si fa sentire anche qui nel
Mugello, ma al tempo stesso bisogna dare un messaggio di speranza. La
situazione di crisi non è ineluttabile. Il Sindacato può e deve indicare le
condizioni, la strada per uscire dal tunnel. I Problemi planetari devono stare
in cima ai nostri pensieri, ma quando un giovane non trova lavoro; quando una
persona perde la sua dignità di essere umano, quando si rompe il locomotore o
si muore di freddo nelle stazioni della Faentina aspettando un treno che non
arriva, accantoniamo per un momento i problemi planetari e cerchiamo di
risolvere i “piccoli” problemi materiali.
Come
stanno le cose?
La
crisi produttiva c’è, specialmente nel settore manifatturiero e per le imprese
specializzate in produzione a basso valore aggiunto. Vedi per esempio:
La
SEIESSE di Barberino, settore cartai, 35 dipendenti;
La
PAPERTRADE di Barberino, settore cartai, 15 dipendenti;
Il
COCCIO di Barberino, settore ceramica, 23 dipendenti;
e
poi decine di piccolissime imprese artigiane che sospendono l’attività
produttiva. In molte fabbriche il clima sembra essere tornato agli anni ’50.
“Licenzio
chi mi pare”. Lui è il padrone e la fabbrica è “casa sua” e in casa propria chi
non è gradito di caccia via.
Un
luogo di produzione non è una casa privata, ed il “diritto al lavoro”, per ora,
è sancito dalla Costituzione assieme al riconoscimento delle libertà
fondamentali dell’ individuo. “La Costituzione non è una legge qualsiasi. E’
quella che Cristo attendeva da noi da secoli, perché è l’unica che ridia al
povero un volto quasi d’uomo”. (Don Milani).
Il
licenziamento è una delle armi più potenti nelle mani del padrone: può
trasformare degli uomini e delle donne in oggetti; può allontanarli dalla
condizione di esseri umani, soggetti di diritto in qualsiasi loro attività.
Dove si negano diritti c’è meno libertà, meno benessere. Il lavoro, dicono, è
cambiato, non è più un diritto ma una funzione, se non serve, non serve nemmeno
il lavoratore.
Vi
è stata in questi anni una caduta verticale dell’attività negoziale a tutti i
livelli. Il mondo e le modalità della rappresentanza sono cambiati. Bisogna
dare forza, peso alla negoziazione. Perché solo attraverso gli accordi, i
contratti, si risolvono i problemi delle persone. Una azione negoziale
integrata (Impresa-Sindacati- Istituzioni Locali) è ciò che ci vuole per dare
una svolta, un salto di qualità nel governo e nello sviluppo di un territorio.
Felice Bifulco
CGIL Mugello